22-07-2026: RICORDANDO FANNJ MASSIMEO, LA PARABOLA DELL'ECOMUSEO DEL POGGIO DI MOLA DI BARI DALLA FONDAZIONE AD OGGI.
Il 22 luglio 2026 in una serata presso il Centro Servizi dell’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari l’Associazione Le Antiche Ville ODV ha ricordato la figura di Fannj Massimeo (1937-2026).
Con musica, danza, un “fotofilm” e numerosi interventi, anche pieni di passione, di chi l’ha conosciuta e ha lavorato fianco a fianco. Per me qualcosa in più, essendo lei la mia “cuginetta grande” (la foto è quella della mia prima comunione nella Casina Morgese della contrada rurale di Brenca, 22 settembre 1955, con Fannj diciottenne, la prima in basso a sinistra e io decenne).
L’Ecomuseo del Poggio, di certo l’istituzione più innovativa della città di Mola di Bari, nasce nel 1999 attraverso un accordo di collaborazione formalmente sottoscritto fra il primo presidente dell’Associazione Andrea Berlen e il Sindaco di Mola dell’epoca, Enzo Cristino. L’accordo è del 16 settembre 1999 e applica una volontà conforme del Consiglio Comunale di Mola, espressa con la deliberazione n. 18 del 24 maggio 1999.
La sottoscrizione del patto fu preceduta da un convegno pubblico, molto affollato, svoltosi il 4 luglio 1999 presso la Casina Morgese dal titolo: “L’Ecomuseo del Poggio delle Antiche Ville”. Successivamente, dopo l’approvazione da parte della Regione Puglia della legge istitutiva degli Ecomusei (n. 15 del 6 luglio 2011), con la deliberazione della Giunta Regionale della Puglia n. 48 del 29 gennaio 2015 l’Ecomuseo di Mola è stato riconosciuto “Ecomuseo di interesse regionale” e ha assunto la denominazione di “Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari”. Per la istituzione operativa di una rete di ecomusei anche in Puglia fu importante l’impegno, dunque, di quella giunta regionale, con Nichi Vendola presidente e soprattutto Angela Barbanente quale assessora alla cultura.
Come può notarsi tuttavia, i fondatori dell’Associazione Le Antiche Ville, hanno innovato con anticipo di oltre un decennio in questa materia, dando vita in Puglia ad un ecomuseo fra i primissimi di tutta l’Italia Meridionale.
Giova ora descrivere la temperie visionaria in cui nasce l’Associazione (e l’Ecomuseo).
Essa, costituitasi il 19 ottobre 1997, è l’esito di numerose riunioni fatte nel 1996 nella contrada rurale di Brenca, sulla pedecollina molese, con la finalità di celebrare il centenario della Casina Morgese (costruita nel 1898). La nascita dell’Associazione si giovò altresì di due riferimenti ideali importantissimi.
Il primo è stato l’elaborazione del Laboratorio Ecomusei dell’IRES, istituto di ricerca della Regione Piemonte, all’avanguardia nell’importare in Italia la visione ecomuseale già “lanciata” alla metà del Novecento da esponenti della “nouvelle muséologie” francese quali George Henry Rivière e Hugues de Varine.
Il Laboratorio Ecomusei dell’IRES propose una definizione semplice ma importantissima di cosa sia un ecomuseo: “L’ecomuseo è un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio o di un segno di esso”. E infatti “segni” territoriali in Piemonte sono stati anche i mulini ad acqua, oggetto di ecomusei! In Puglia, a Mola di Bari, decidemmo che il territorio da “ecomusealizzare” fossero le due contrade rurali denominate Brenca e San Materno, ricche di “segni” storici quali le antiche ville e casine, alcune edificate e vissute fin dal XVII secolo.
Nella visione del Laboratorio Ecomusei dell’IRES (e anche in quella dei fondatori dell’Associazione) la collezione materiale del museo tradizionale evolve verso un patrimonio materiale e immateriale; l’edificio del museo evolve verso un territorio; il pubblico utente del museo evolve verso una popolazione/comunità che si prende cura del territorio scelto. Hugues de Varine, in un libro intitolato “Le radici del futuro” pubblicato in Italia nel 2002 che raccoglie suoi scritti precedenti, propone frasi illuminanti: “Dobbiamo tener presente che il concreto è la vita quotidiana e che il patrimonio culturale ne fa parte. Una delle difficoltà che si incontrano nell’ambito della politica della cultura alta, dei capolavori, del turismo di massa è che si tratta di attività ‘fuori campo’, praticamente prive di rapporti con la popolazione, il territorio, la vita. Un’identità territoriale e comunitaria forte è sempre fondata, almeno in parte, sulla ricchezza e qualità del patrimonio culturale, ma anche sul rapporto culturale tra gli abitanti (la comunità viva) e quel patrimonio”.
Quando nel 2021 l’Associazione editò la terza versione (le prime due furono del 2003 e 2014) della “Mappa di Comunità” dell’Ecomuseo, io personalmente volli che queste riflessioni di Hugues de Varine fossero stampate sul frontespizio della Mappa, quale esergo.
Il secondo riferimento ideale è stata la dichiarazione votata il 9 novembre 1996 a Cork, in Irlanda, a conclusione di una conferenza europea sullo sviluppo rurale intitolata “Una campagna viva”. In questo testo programmatico si auspica uno sviluppo rurale multifunzionale, che sostenga la qualità e le attrattive dei paesaggi europei (risorse naturali, biodiversità, identità culturale), in modo inoltre che il loro uso da parte della generazione di oggi non pregiudichi le opzioni per le generazioni future.
Voilà: ecco cosa c’è dietro la nascita dell’Associazione Le Antiche Ville! Ed ecco spiegato perché l’Associazione è stata intesa dai fondatori come una vera e propria comunità (di residenti e non residenti nel territorio eletto) che fa a se stessa la promessa di prendersi cura del territorio rurale, nel nostro caso del Poggio delle Antiche Ville! E nel suo essere una comunità e non un semplice sodalizio associativo, nell’essersi basata su una critica ante litteram dell’overturism e di tutte le pratiche che violano il territorio e la sua delicata ecosostenibilità, è il segreto del suo successo e della durabilità che ha saputo manifestare almeno finora.
In questa temperie ideale e di suggestioni culturali acute viene a inserirsi l’opera di Fannj Massimeo.
L’Ecomuseo delle Antiche Ville (poi Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari) ha avuto, per la cronaca, nel corso degli anni, tre direttori o direttrici che dir si voglia:
Annella Andriani (1999-2004)
Fannj Massimeo (2004-2022)
Giancarla Aniello (2023-).
In 18 anni di esercizio dell’incarico di direttrice dell’Ecomuseo del Poggio di Mola di Bari Fannj Massimeo ha interpretato nella maniera migliore e direi magnifica lo spirito visionario in cui accettò di inserirsi, per contribuire ad implementarlo. Anche perché, pur essendo una cittadina del capoluogo regionale, il territorio del Poggio è stato quello della sua fanciullezza e dei suoi ricordi più cari, come ha scritto in più di una occasione.
Riporto ora 4 suoi pensieri, ricavati da sue note apparse in alcune pubblicazioni promosse dall’Associazione e dall’Ecomuseo, da cui si può meglio capire, con referti certi che sono vere e proprie fonti, il focus e l’intreccio delle sue riflessioni. In questi lacerti chi legge noterà, fra l’altro, la consapevolezza che lei ha della natura di Mola in bilico fra mare e collina, l’interesse e amore grande per la gioventù e, riguardo ai segni del passato, per gli abiti e la manifattura tessile: quest’ultimo interesse e amore è stato il vero e proprio apporto interessantissimo e del tutto originale della sua lunga attività direttoriale.
“Quando si parla di Mola in genere si pensa subito al suo lungomare, al porto e a tutto ciò che attiene al mare. In effetti, però, una parte importante di Mola e della sua storia attiene alle colline che la sovrastano” (dall’opuscolo “La memoria storica delle Antiche Ville: un ponte tra passato, presente e futuro”, 2021);
“Come direttrice dell’Ecomuseo ho cercato sempre di coinvolgere nelle nostre iniziative il mondo della scuola, poiché sono i ragazzi il nostro futuro” (Opuscolo, citato);
“Quando, venti anni fa, la signora Schiraldi donò il primo abito da sposa della nonna, risalente alla fine dell’800, compresi che era importante far conoscere non solo la storia delle famiglie, ma anche la trasformazione che i tessuti, e quindi gli abiti, avevano subito nel corso degli anni grazie all’evoluzione tecnologica” (dallo scritto “Moda, cultura e tradizione: un indissolubile connubio”, in “Mola di Bari. Ville e casine storiche”, 2022);
“Quando Waldemaro (mio cugino) mi ha proposto di diventare la direttrice dell’Ecomuseo, io ho accettato volentieri perché è un luogo dove ho trascorso felicemente la mia fanciullezza e la mia adolescenza. I ricordi servono a darci maggiore consapevolezza di quello che abbiamo fatto nella vita. Alcuni episodi possono sembrare anacronistici ma fanno parte del nostro vissuto. Se oggi alla mia veneranda età sono una persona serena e ricca di entusiasmo, lo devo a quegli anni trascorsi nello splendido palazzo e casina Morgese ma, soprattutto, ai meravigliosi nonni e parenti, che hanno saputo darmi, sin da fanciulla, amore, sicurezza e stabilità” (dallo scritto “I miei ricordi quando ero fanciulla e adolescente”, in “Dimore e famiglie molesi dalla Città al Poggio”, 2023).























